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Dec 17, 2007

Perchè cade l'Afghanistan

Nel 2001 l'Afghanistan è stato liberato.
Il regime dittatoriale dei talebani, pur nato dalla parte più tradizionale della società afghana, era ormai diventato un regno repressivo che in più appoggiava armandoli ed addestrandoli gruppi terroristici pronti a colpire in medio oriente ed in occidente.
Siccome il regime non disponeva di armi di distruzione efficaci, l'intervento delle truppe ONU ed USA ha avuto un rapido successo, arrivando ad occupare la maggior parte del paese.
L'invasione si è servita delle milizie tribali di signori della guerra di etnia tajika e uzbeka, conosciute cone alleanza del nord.
Sono loro che sono entrati a Kabul, e che hanno scacciato i talebani.
Il governo di Amid Karzai ha dovuto incorporare parti ampie della società afghana, tra cui chiaramente i signori della guerra stessi, usciti vincitori dal rovesciamento politico, e molti membri del clero estremista che davano il proprio appoggio ai talebani stessi, o che addirittura avevano preso parte al regime assumendone cariche.
Negli anni seguenti la resistenza dei talebani ha seguito la sanguinosa rotta di guerriglia ed attentati che aveva già portato alla sconfitta dell'invasione sovietica negli anni '80.
Dal canto suo, Karzai ha sempre cercato una riconciliazione nazionale con i leader talebani, offrendo anche amnistia e cooptazione nel governo.
Nel frattempo l'intervento occidentale si è sempre di più concentrato sulla stabilizzazione di alcune aree urbane principali del paese, sull'addestramento delle forze di polizia locali, e su quei compiti che lasciassero i contingenti militari al sicuro, per evitare l'impatto sull'opinione pubblica della perdita di vite umane.
E qui la macchina della stabilizzazione si è rotta.
Il paese è ad oggi per oltre il 50% in mano ai talebani, e la stessa Kabul sta vivendo un'insorgenza degli scontri tale da dover iniziare a parlare di nuovo di guerra.
I paesi occidentali, USA in testa, si sono impegnati in una guerra tutto sommato giusta in un paese come l'Afghanistan, il cui regime e la cui situazione geopolitica richiedevano un intervento di supporto alla popolazione martoriata ed oppressa, così come potrebbero richiedere lo stesso tipo di intervento la Birmania ed il Sudan in Darfur, luoghi dove è lo stesso governo il nemico della popolazione, ben al di là di quello che può succedere in stati "normalmente" autoritari che reprimono l'opposizione al potere (non giustificabili, ma dove la guerra civile risultato di interventi esterni è in realtà un male peggiore della situazione attuale: tra questi c'era l'Iraq di Saddam, c'è la Corea del Nord, l'Iran...).
Le opinioni pubbliche occidentali, pronte ad indignarsi alla vista di immagini dall'interno del regime che testimoniano l'oppressione, si schierano immediatamente contro questi interventi a seguito del registrarsi delle prime vittime tra i nostri contingenti: la pur tragica morte di qualcuno che ha scelto volontariamente di andare a combattere non può valere di più delle sofferenze di un'intera popolazione, non è possibile rifiutare di aiutare popoli oppressi se non si è disposti a pagare i prezzo.
Così, le vite di coloro che sono andati a provare ad aiutare il popolo afghano negli ultimi 7 anni, e le vite di tutti gli afghani morti a causa della drammatica situazione del paese, saranno state spese di fatto inutilmente, perché il graduale disimpegno che viene richiesto da più parti in occidente non potrà che lasciare il paese in condizioni ancora peggiori di quelle attuali, e consegnerà la vittoria ai talebani ed agli estremisti contro la popolazione civile.

LINK: http://www.corriere.it/esteri/07_novembre_25/avanzata_talebani_caduta_kabul_8ea1629a-9b36-11dc-8d30-0003ba99c53b.shtml
http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_14/kabul_Cremonesi_2321af10-aa23-11dc-abc2-0003ba99c53b.shtml

Oct 28, 2007

Quanto costa una canna

Quando si parla di Afghanistan, si pensa tra l'altro alle immagini della lotta al narcotraffico, combattuta distruggendo piantagioni di papaveri da oppio in regioni del paese flagellate dalla povertà e dall'instabilità; vengono in mente le statistiche che informano del fatto che dalle pendici dell'Hindu Kush e dalle zone tribali lungo la frontiera pachistana arriva il 90%, nelle annate ricche il 95% dell'oppio mondiale, e di conseguenza dei suoi derivati, eroina e morfina.
Si conoscono le vie che attraverso Iran, Turchia e Balcani, o Tajikistan, Kazakhstan e Russia portano la piaga verso l'occidente.

Le immagini che associamo al consumo di hashish e marijuana sono invece molto meno drammatiche: nell'immaginario collettivo la produzione di queste piante avviene in regioni di stati come il Marocco, la Spagna, l'Europa dell'Est, se non addirittura nei giardini delle case di ragazzi di ogni regione d'Europa, o nei parchi pubblici delle città.
La crescita e la commercializzazione delle piante è vista alla stregua di una distilleria clandestina di grappe: chiaramente illegale, ma tutto sommato ammantata di un'aura quasi goliardica ed equosolidale.
Ed il consumo è ormai un'attività sociale, estremamente diffusa, certamente non innocua ma altrettanto certamente lontana dall'immagine che la "versione ufficiale" propone, demonizzandone le conseguenze. I circoli d'iformazione ufficiale, per poter sostenere la linea dura delle amministrazioni che ne criminalizzano l'uso, non può permettersi concessioni all'oggettività nella divulgazione, pena minare le basi su cui le politiche proibizioniste fondano la propria giustificazione.

Il problema è che in realtà ci sono molti più scheletri nell'armadio.
Le provincie afghane di Nangarhar, Badakhshan e Hilmand, tra le altre, producono ingenti quantità di marijuana ed hashish da tempo immemore, al fianco o anche in sotituzione del papavero da oppio, in confronto al quale richiedono meno acqua e lavoro.
L'uso di cannabinoidi è estremamente radicato in molte regioni dell'Afghanistan, nonostante questo sia in contrasto con l'islam, che proibisce l'uso di droghe. L'hashish viene comunemente e diffusamente usato come medicina per diversi mali dei bambini anche molto piccoli: come calmante, contro la diarrea, come antidolorifico. I problemi sociali legati alla dipendenza sono probabilmente molto più vasti di quello che affiora, sia per l'impossibilità di indagare a fondo il fenomeno date le precarie condizioni di sicurezza del paese, sia per il contemporaneo abuso diffuso di oppio e derivati, anche tra i bambini.

I contadini che scelgono di coltivare hashish e marijuana lo fanno perchè solo così possono riuscire a sfamare le proprie famiglie: 1000 metri quadri coltivati a marijuana rendono circa 120$/anno, contro i 170$ del papavero da oppio che richiede però più lavoro e costi più elevati, e soprattutto contro i 25$ se coltivati a grano, assolutamente insufficienti al mantenimento di una famiglia contadina media.
I narcotrafficanti, tra cui anche estremisti islamici e terroristi (no, i due termini non sono sinonimi come si crede spesso, esiste un'imporante differenza tra estremismo -ad es. i talebani- e terrorismo islamico -ad es. Al Quaeda- nelle modalità di azione, supporto popolare e finalità) concedono prestiti con tassi da usura ai contadini per l'acquisto delle sementi del papavero da oppio o di hashish e marijuana, e riacqustano la merce a prezzi molto bassi considerandone il valore finale, ma decisamente vantaggiosi per i contadini in rapporto a qualsiasi altro tipo di coltivazione.

Si crede che un'incredibile percentuale della marijuana e dell'hashish mondiale provengano dall'Afghanistan, forse addirittura il 70% del totale.
Questo vuol dire che ogni tre spinelli due proverranno probabilmente dall'Afghanistan, marchiati dal loro carico di sofferenza e oppressione, ed il loro costo sarà servito a giustificare e supportare un sistema criminale e pericoloso che priva individui dei propri diritti umani fondamentali.
I nostri comportamenti hanno spesso ricadute che possono non essere prevedibili e di immediata percezione: è dovere di ciascuno informarsi per capire le conseguenze dei propri gesti.
Lo sballo di un'ora vale tutto questo?

LINK: dati provenienti dal UNODC, agenzia delle Nazioni Unite per il controllo di droghe e criminalità
 
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