Oct 28, 2007

Quanto costa una canna

Quando si parla di Afghanistan, si pensa tra l'altro alle immagini della lotta al narcotraffico, combattuta distruggendo piantagioni di papaveri da oppio in regioni del paese flagellate dalla povertà e dall'instabilità; vengono in mente le statistiche che informano del fatto che dalle pendici dell'Hindu Kush e dalle zone tribali lungo la frontiera pachistana arriva il 90%, nelle annate ricche il 95% dell'oppio mondiale, e di conseguenza dei suoi derivati, eroina e morfina.
Si conoscono le vie che attraverso Iran, Turchia e Balcani, o Tajikistan, Kazakhstan e Russia portano la piaga verso l'occidente.

Le immagini che associamo al consumo di hashish e marijuana sono invece molto meno drammatiche: nell'immaginario collettivo la produzione di queste piante avviene in regioni di stati come il Marocco, la Spagna, l'Europa dell'Est, se non addirittura nei giardini delle case di ragazzi di ogni regione d'Europa, o nei parchi pubblici delle città.
La crescita e la commercializzazione delle piante è vista alla stregua di una distilleria clandestina di grappe: chiaramente illegale, ma tutto sommato ammantata di un'aura quasi goliardica ed equosolidale.
Ed il consumo è ormai un'attività sociale, estremamente diffusa, certamente non innocua ma altrettanto certamente lontana dall'immagine che la "versione ufficiale" propone, demonizzandone le conseguenze. I circoli d'iformazione ufficiale, per poter sostenere la linea dura delle amministrazioni che ne criminalizzano l'uso, non può permettersi concessioni all'oggettività nella divulgazione, pena minare le basi su cui le politiche proibizioniste fondano la propria giustificazione.

Il problema è che in realtà ci sono molti più scheletri nell'armadio.
Le provincie afghane di Nangarhar, Badakhshan e Hilmand, tra le altre, producono ingenti quantità di marijuana ed hashish da tempo immemore, al fianco o anche in sotituzione del papavero da oppio, in confronto al quale richiedono meno acqua e lavoro.
L'uso di cannabinoidi è estremamente radicato in molte regioni dell'Afghanistan, nonostante questo sia in contrasto con l'islam, che proibisce l'uso di droghe. L'hashish viene comunemente e diffusamente usato come medicina per diversi mali dei bambini anche molto piccoli: come calmante, contro la diarrea, come antidolorifico. I problemi sociali legati alla dipendenza sono probabilmente molto più vasti di quello che affiora, sia per l'impossibilità di indagare a fondo il fenomeno date le precarie condizioni di sicurezza del paese, sia per il contemporaneo abuso diffuso di oppio e derivati, anche tra i bambini.

I contadini che scelgono di coltivare hashish e marijuana lo fanno perchè solo così possono riuscire a sfamare le proprie famiglie: 1000 metri quadri coltivati a marijuana rendono circa 120$/anno, contro i 170$ del papavero da oppio che richiede però più lavoro e costi più elevati, e soprattutto contro i 25$ se coltivati a grano, assolutamente insufficienti al mantenimento di una famiglia contadina media.
I narcotrafficanti, tra cui anche estremisti islamici e terroristi (no, i due termini non sono sinonimi come si crede spesso, esiste un'imporante differenza tra estremismo -ad es. i talebani- e terrorismo islamico -ad es. Al Quaeda- nelle modalità di azione, supporto popolare e finalità) concedono prestiti con tassi da usura ai contadini per l'acquisto delle sementi del papavero da oppio o di hashish e marijuana, e riacqustano la merce a prezzi molto bassi considerandone il valore finale, ma decisamente vantaggiosi per i contadini in rapporto a qualsiasi altro tipo di coltivazione.

Si crede che un'incredibile percentuale della marijuana e dell'hashish mondiale provengano dall'Afghanistan, forse addirittura il 70% del totale.
Questo vuol dire che ogni tre spinelli due proverranno probabilmente dall'Afghanistan, marchiati dal loro carico di sofferenza e oppressione, ed il loro costo sarà servito a giustificare e supportare un sistema criminale e pericoloso che priva individui dei propri diritti umani fondamentali.
I nostri comportamenti hanno spesso ricadute che possono non essere prevedibili e di immediata percezione: è dovere di ciascuno informarsi per capire le conseguenze dei propri gesti.
Lo sballo di un'ora vale tutto questo?

LINK: dati provenienti dal UNODC, agenzia delle Nazioni Unite per il controllo di droghe e criminalità

2 comments:

Aracné said...

Sicuramente la tua analisi è precisa e molto dettagliata in tutti gli aspetti... ma la conclusione mi pare un pò eccessiva, per quanto sia solo una domanda! Un'ora di sballo vale tutto questo?!? Data la complessità della faccenda, la risposta non è affatto scontata... non trovi?

Giuse said...

Credo che il problema non sia nella domanda finale, che è giusto una provocazione: quello che cerco di comunicare è come la persistenza dell'illegalità possa averee conseguenze molto più gravi e pressanti di quelle che sono facilmente percepibili a prima vista. In Olanda, dove le droghe leggere sono legalizzate, si conosce anche con certezza l'origine di queste, e di conseguenza a chi vanno e come vengono impiegati i soldi della catena produttiva. Ma nel resto d'Europa purtroppo no. Questo a mio parere è un elemento importante e generalmente ignorato, per esempio, nel dibattito sull'uso e la legislatura riguardante le droghe leggere.

 
Paperblog