Oct 10, 2007

Genocidio armeno, libertà di negare e politica statunitense

Come è possibile scegliere di condurre una politica estera su base idealista, giustificando le proprie scelte con la necessità di un attivismo teso al superamento di ingiustizie sociali e politiche in altre regioni del mondo, e allo stesso tempo, per salvaguardare il buon scorreree deglie veneti in queste realtà arrivare a contraddire questi stessi principi ispiratori?
Ammettendo che la spinta ideologica nell'agire dell amministrazione Bush è sempre stata subordinata ad interessi politici ed economici di lobby, adesso si presenta il caso della risoluzione al congresso che dovrebbe arrivare a giudicare l'uccisione di quasi 2 milioni di armeni tra il 1915 ed il 1917 ad opera della Turchia ottomana come genocidio.
Bush stesso si è fermamente opposto alla risoluzione, per evitare di incorrere nelle ire della Turchia, importante alleato strategico nella guerra in Iraq.
Questo ha molte conseguenze: rallenterà il già difficile processo di avvicinamento della Turchia all'Unione Europea, per cui il riconoscimento del genocidio è condizione finora considerata prioritaria; fa di Bush un potenziale criminale secondo la legge francese (chiaramente non è plausibile che ne debba soffrire consguenze, si parla solo in via teorica), in quanto a Parigi il negazionismo di un crimine contro l'umanità è, come in Germania, un reato penale, ed il genocidio armeno è stato ufficialmente riconosciuto dal governo.
Al di là dell'ipocrisia dell'amministrazione repubblicana in America, l'impasse svela diversi approcci alla memoria storica: chi come la Francia o la Germania preferisce punire il revisionismo, e chi come l'Italia e la Svezia si oppone a questo in nome della libertà di espressione.
Ma forse questo diventa relativismo morale.

LINK: http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/7038095.stm
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/6386625.stm
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/6336513.stm

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