Mar 20, 2008

Nuove manifestazioni a Dharamshala




























Mentre prosegue la repressione delle proteste tibetane in Cina, la comunita' tibetana a Dharamshala si riunisce per una nuova serie di manifestazioni per attrarre l'attenzione del mondo sul problema della propria patria.
Oltre ai cortei pacifici che percorrono in continuazione le strade della cittadina nonostante l'indifferenza degli indiani che continuano a guidare a tutta velocita' nelle strette stradine del paese, strombazzando i clacson per avere strada libera, ieri si e' tenuta la marcia notturna di preghiera a lume di candela, che ha attraversato la foresta che circonda la residenza del Dalai Lama per poi terminare nel cortile del monastero, dove si e' tenuto un comizio di vari leader dissidenti in esilio.
La marcia e' stata scandita da continui mantra, le ripetitive preghiere rituali buddhiste.
Non credo che in un'ottica di geopolitica internazionale queste manifestazioni possano sortire alcun effetto, ma per una sera chi era presente, trascinato dal commovente entusiasmo, si e' sentito piu' vicino alla soluzione della crisi.
Auguro di cuore un futuro meno incerto e doloroso a queste persone.

2 comments:

Lorre said...

Speriamo che presto sia come dici tu, e che cinesi e tibetani possano trovare una soluzione che impedisca la cancellazione di una intera cultura per "ragioni di stato".

mawerik said...

Carissiomo, ti giro una previsione che ho fatto sul mio blog.
Mawerik, notizie dal futuro…..
“Sette Novembre duemilanove, dopo un anno intero di proteste popolari e scontri tra manifestanti e polizia, il governo cinese è obbligato ad accettare il dialogo col popolo Tibetano, firmare la carta dei diritti umani ed eliminare ogni forma di Tortura e oppressione sul proprio popolo”.

Sì……, potrebbe proprio accadere questo. Nel prossimo anno la Cina sarà inevitabilmente coinvolta nella crisi globale, il problema asiatico però, si complica per una serie di motivi, che altri paesi come America, Sud America ed Europa, hanno superato da molto tempo, in questi è stato accettato un sistema democratico, dove esiste libertà di pensiero, di stampa e di parola.
Nell’anno in cui l’economia andrà veramente piano o addirittura in recessione, in Cina cadrà una serie di anniversari molto importanti che agevoleranno sicuramente, insurrezione e scontri tra popolo e governo. In una frase: “Potrebbe materializzarsi un nuovo Mao”. Ci sarà il sessantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il ventesimo anniversario della protesta di Piazza Tiananmen finita tragicamente nel sangue, il cinquantesimo anniversario della fuga dal Tibet del Dalai Lama, il trentesimo anniversario della repressione contro il “ Muro della Democrazia” si manifestò per chiedere riforme economiche e politiche ma anche il novantesimo anniversario della prima protesta in piazza degli studenti cinesi, “ Il Movimento del 4 Maggio”.
Si sa che quando l’economia non gira, la protesta aumenta concretamente, se pensiamo che nell’ultimo semestre del duemilaotto in Cina, chiuderanno i battenti circa settantamila aziende. I contadini che si recano nei villaggi natii per i periodi di festa, con tutta probabilità non faranno più ritorno nelle fabbriche, potete immaginarvi in quale situazione difficile si troverà il governo cinese nel duemilanove.
E come diceva il vecchio saggio “Prima, o poi, i debiti vanno pagati” e qui mi sa che il conto è parecchio salato, se la previsione fosse centrata.
In più avendo avuto un’espansione, così potente e veloce, di certo nazioni amiche la Cina ne avrà davvero poche anzi, saranno in tanti a cercare di affossarla.
Come la storia ha insegnato in tempi molto lontani, un Imperatore cinese che addirittura, era riuscito ad arrivare con una flotta di trecento navi, alle porte dell’Europa, a un certo punto rientrò nel suo paese e di queste navi e di quell’imperatore grandioso non se ne seppe più nulla, ancora oggi gli storici non hanno trovato una risposta definitiva a quanto successe allora.
Credo che potremmo vivere nel duemilanove una situazione d’implosione di questo gigante come nel passato, se così fosse potrebbe essere un esempio per tutti quei paesi che sono ancora sotto dittatura o lontanissima da una qualsiasi forma di Democrazia…., e allora la speranza che il mondo può cambiare veramente, potrebbe portare questi popoli alla consapevolezza che loro stessi potrebbero essere attori del proprio destino, penso a paesi come L’Iran, Afganistan, Iraq, e più in grande all’Africa.
Con l’augurio che di tutta questa mia fantasticheria possa almeno avverarsi il dialogo tra Cina e Tibet, vi do i miei soliti saluti.
Buoni Sovrapensieri a tutti.
Mawerik

 
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